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venerdì 1 febbraio 2013

LA STORIA DI INTERNET


FONTI: Questo articolo si basa sulla descrizione fatta da Andrew S. Tanenbaum nel suo libro "Reti di Calcolatori".

Per raccontare la storia di internet dobbiamo tornare indietro nel tempo fino alla seconda metà degli anni 50 quando il dipartimento della difesa degli USA richiese la costruzione di  una rete di comunicazione che fosse in grado di resistere ad una guerra atomica. A qui tempi infatti tutte le comunicazioni militari si basavano sulla rete telefonica pubblica considerata molto vulnerabile, questo perché la distruzione di poche centrali di alto livello avrebbe causato l'interruzione delle comunicazioni di una grandissima parte dell'intera rete. Attorno al 1960 il compito di trovare una soluzione a questi problemi fu affidato alla RAND Corporation, in particolare uno dei suoi impiegati Paul Baran, sviluppò un tipo di rete che prevedeva un collegamento molto più distribuito rispetto al progetto di base. Tale sistema garantiva una minore vulnerabilità ai guasti, però l'aumento dei link di comunicazione tra i nodi non rendeva efficiente una comunicazione di tipo analogico a causa della degradazione del segnale. Per questo motivo lo stesso Baran propose una comunicazione di tipo digitale a commutazione di pacchetto ma la AT&T che allora gestiva la rete telefonica pubblica degli USA non accolse le idee di Baran e il progetto non fu realizzato.
Parallelamente qualche anno prima, precisamente nel 1957 Eisenhower l'allora presidente degli Stati Uniti d'America avendo perso la corsa allo spazio contro l'Unione Sovietica, creò un'organizzazione specializzata nella ricerca l'ARPA per tentare di migliorare l'avanzata tecnologica degli USA. Il compito principale dell'ARPA era quello di erogare fondi e stipulare contratti con università e aziende che avevano idee promettenti.
Per qualche anno la situazione non cambiò molto, ma nel 1967 l'attenzione dell'ARPA si rivolse alle reti di comunicazione, in particolare Larry Robert (direttore dell'ARPA) contattò Wesley Clark, un esperto di reti che suggerì come a suo tempo Baran di costruire una rete a commutazione di pacchetto attribuendo ad ogni host un proprio router. Dopo un iniziale scetticismo Roberts appoggiò in pieno le idee di Clark e si scoprì in seguito che un modello di rete che si basava sulla tecnologia a commutazione di pacchetto era già stato costruito e collaudato in Gran Bretagna sotto la direzione di Donald Davies. Si trattava di un sistema piccolissimo che connetteva solo alcuni computer in un campus ma dimostrava di fatto che la tecnologia a commutazione di pacchetto poteva funzionare. Nacque così ARPANET che nel dicembre del 1969 comprendeva 4 nodi: UCLA, UCSB, SRI e l'università dello Utah. Negli anni successivi la rete crebbe rapidamente fino a coprire tutti gli Stati Uniti. Successivamente per migliorare sempre di più la rete e per renderla completamente aperta alla connessione di reti multiple vennero finanziate ulteriori ricerche sui protocolli. Nacque così il modello TCP/IP che permetteva di connettere facilmente una LAN ad ARPANET. Questa particolarità fece si che nel corso degli anni 80 sempre più reti locali vennero connesse ad ARPANET, questo aumentò la complessità della ricerca dei vari host connessi e fece nascere l'esigenza della creazione di un database il DNS. Quest'ultimo si occupava di organizzare i computer in domini e associare ad ognuno di essi un indirizzo IP.
Parallelamente ad ARPANET, nel corso degli anni 70 un organismo statunitense chiamato NSF (National Science Foundation) vedendo che per connettersi ad ARPANET occorreva avere un contratto di ricerca aperto con il ministero della difesa, sviluppò una rete libera da questo vincolo chiamata NSFNET. A questa rete vennero connessi tutti i centri di ricerca di NSF, in particolare vennero connessi i centri di: San Diego, Boulder, Champaign, Pittsburg, Ithaca e Princeston.  Tutto questo utilizzando la stessa tecnologia di ARPANET. Successivamente con la crescita esponenziale di NSFNET il governo non fu più in grado di finanziare le reti e venne fatto il primo passo verso la commercializzazione di quest'ultime. In particolare MERIT, MCI e IBM crearono una società chiamata ANS che nel 1990 prese in carico NSFNET, quest'ultima venne velocizzata ed aggiornata e poi dopo 5 anni venduta ad America Online. Ormai molte società offrivano servizi IP commerciali e il governo lasciò definitivamente il mercato delle reti. Per facilitare la transizione e garantire che ogni rete regionale potesse comunicare con tutte le altre, NSF stipulò contratti con alcuni operatori di rete perché ognuno realizzasse un NAP (Network Access Point). Ogni operatore che voleva fornire un servizio di collegamento alle reti regionali NSF doveva collegarsi a tutti i NAP. Negli anni 90 vennero create altre reti nazionali per la ricerca, in particolare in Europa venne creata EuropaNet e EBONE.
Facendo riferimento allo sviluppo parallelo che hanno avuto ARPANET e NSFNET il culmine arrivò quando queste due reti vennero interconnesse, cosicché a metà degli anni 80 si iniziò ad osservare l'insieme delle reti interconnesse come una grande rete: Internet.
Successivamente negli anni 90 con l'introduzione del World Wide Web le reti vennero utilizzate anche da nuovi utenti non accademici. Quest'applicazione inventata dal fisico del CERN Tim Berners-Lee ha permesso la creazione di pagine contenti: testo, immagini, suoni e video. Questo ha reso la rete un servizio pubblico a tutti gli effetti.

N.B. Questo articolo e stato scritto a puro scopo informativo citando riferimenti e fonti. 
In particolare è basato sulla descrizione fatta da Andrew S. Tanenbaum nel suo libro "Reti di Calcolatori" di cui consiglio la lettura. 
Per eventuali imprecisioni, commenti o consigli scrivere a tecjams@libero.it

giovedì 20 dicembre 2012

RASPBERRY PI, il mini computer per tutti.



Il Raspberry Pi è un calcolatore implementato su una singola scheda elettronica, sviluppato dalla Raspberry Pi Foundation. Questo mini calcolatore è molto più che un PC, infatti rappresenta la base per un progetto molto grande come la possibilità di distribuire un dispositivo economico in tutte le scuole, stimolando l'insegnamento dell'informatica e della programmazione. Negli anni novanta, bellissimi e indimenticabili, nelle scuole dei piccoli paesi capitava a volte di avere a disposizione un PC desktop per tanti alunni e magari i più fortunati avevano un laboratorio informatico con una decina di PC che dividevano a due a due. Adesso con questo piccolo concentrato di tecnologia questo problema può essere completamente risolto visto che costa dai 25 ai 30 dollari statunitensi. Le specifiche hardware sono minime ma essenziali per avere a disposizione quello che serve per navigare su internet, vedere film e programmare. Il Raspberry è dotato di una CPU dell' ARM da 700 MHz, una scheda videocore IV della Broadcom per il video, una RAM fino a 512 Mb, porte USB e Ethernet 10/100 e uno slot per SD card. Inoltre visto il bassissimo consumo di energia questo device è particolarmente adatto alla realizzazione di mini server se associato a supporti di memorizzazione esterni. 
Rimando al link di Wikipedia per altre ulteriori informazioni:

http://it.wikipedia.org/wiki/Raspberry_Pi


Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Raspberry_Pi

martedì 27 novembre 2012

INTEL 4004 E L'INIZIO DI UNA NUOVA ERA


Nel 1969 un gruppo di ingegneri giapponesi della ditta Busicom,  partì per la California con l'intento di visitare la Intel e trovare un accordo per la produzione di sette chip da impiegare nella produzione delle loro calcolatrici elettroniche. Ted Hoff, a quei tempi capo del gruppo "Application Research", esamino l'architettura proposta dalla ditta giapponese e trovò il numero di chip impiegati troppo elevato. Quest'ultimo propose di ridurre il numero di chip a 4 e di integrare all'interno di un singolo chip l'intera CPU. Gli ingegneri della Busicom, inizialmente perplessi, finirono per appoggiare l'idea di Hoff e rientrarono in Giappone nell'ottobre dello stesso anno. Nei mesi seguenti però il progetto subì dei ritardi a causa di problematiche organizzative e tecniche fino a che non entrò in scena Federico Faggin, assunto dalla Intel nel 1970 come capo progetto e designer dei chip. Faggin nel giro di pochi mesi riorganizzò il lavoro e richiese l'aiuto di un secondo ingegnere per recuperare il tempo perduto. Arrivò alla intel quindi anche Masatoshi Shima, che faceva parte del progetto presentato dalla Busicom l'anno prima. Nel giro di 9 mesi venne realizzata la prima CPU integrata in un unico chip: l' Intel 4004. Quest'ultima inizialmente venne impiegata esclusivamente dalla Busicom nelle calcolatrici elettroniche, ma poi successivamente venne commercializzata come chip singolo rappresentando di fatto il primo processore progettato e costruito dalla Intel. Il 4004 aveva al suo interno circa 2300 transistor e una frequenza di clock di 740 kHz. Seguirono l'intel 8008 formato da 3300 transistor e l'intel 4040, fino ad arrivare all' 8080 e all'inizio dell'era dell'informatica.


Passata la parte storica dell'argomento è interessante valutare lo sviluppo e l'aumento dell'integrazione dei chip, quindi del numero di transistor integrati. Facendo riferimento quindi alla già evidenziata legge di Moore (vedere http://linkitaworld.blogspot.it/2011/11/cpu-al-silicio-sempre-piu.html)  e ai dati tecnici che ci forniscono le case produttrici di chip, possiamo osservare che se il 4004 nel 1971 aveva 2300 transistor adesso con il passaggio al processo a 32 nm si possono ottenere chip con oltre 3 miliardi di transistor.


Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Intel_4004



sabato 24 novembre 2012

Chi è l'inventore del primo LED?

Nick Holonyak Jr. può essere considerato l'inventore del LED, in quanto è stato il primo a metterne a punto un esemplare funzionante nel 1962 mentre lavorava alla General Electric. 



lunedì 21 novembre 2011

Un po' di storia!

Torna l'appuntamento con la storia! Oggi ci chiediamo: quale è stata la prima console per videogiochi al mondo uscita sul mercato?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al 24 maggio 1972 quando il "Magnavox Odyssey" venne presentato e messo sul mercato nell'agosto dello stesso anno, anticipando di ben tre anni il "Pong" prodotto dall'Atari. L'Odyssey venne progettata da Ralph Baer che lavorò sul primo prototipo dell'Odyssey conosciuto dagli appassionati come "scatola marrone" e lo terminò nel 1968. Le vendite iniziarono nel 1972 e terminarono nel 1975. Anche se molti appassionati ritengono la console analogica, il suo ideatore Bear considera il funzionamento di quest'ultima digitale in quanto i segnali  scambiati dalle varie parti della console sono binari. La logica della console era implementata in DTL, una logica pre-TTL formata da transistor discreti e diodi.
I giochi venivano caricati tramite l'inserimento di un circuito stampato formato da una serie di interruttori che interconnettevano i diversi generatori di logica e di segnale per riprodurre la logica di gioco e la corrispondente uscita video.


Il Magnavox Odyssey immesso sul mercato nel 1972


Il primo prototipo conosciuto come "scatola marrone" creato nel 1968

Fonti:http://it.wikipedia.org/wiki/Magnavox_Odyssey

venerdì 11 novembre 2011

CPU al silicio sempre più miniaturizzate, ma il limite?





Nel 1965 nei laboratori della Fairchild Semiconductor, Gordon Moore ebbe una delle più grandi intuizioni della storia dei semiconduttori. Tracciando infatti un grafico che metteva in relazione il numero di transistor relativi ai processori e la data di produzione enunciò l'ormai nota I legge di Moore, che riformulata sul finire degli anni 80 assunse questa forma : "Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad essi relativo, raddoppia ogni 18 mesi". Tale enunciato rappresentò l'inizio della corsa verso l'evoluzione delle CPU, diventando il metro e l'obiettivo di tutte le aziende che operano nel settore. A tal riguardo il limiti della suddetta legge sarebbero imposti dal raggiungimento dei limiti fisici per la riduzione delle dimensioni dei transistor, al di sotto dei quali si verificherebbero effetti parassiti di natura quantistica difficilmente colmabili nei circuiti elettronici. Ad oggi nel 2011 siamo arrivati ad una dimensione media del gate di ogni singolo transistor pari a 22nm, l'evoluzione del processo produttivo a ben 16 nm è prevista per il 2014. Si pensa che il limite costruttivo del silicio si ha a 11 nm, infatti tale evoluzione è ancora in fase embrionale e non si hanno informazioni a riguardo. La Intel in prima linea sta valutando l'idea di utilizzare altri materiali sostituivi al silicio come i nanotubi di carbonio e altri elementi come il Gallio, l' Indio, Tallio, Arsenico e Antimonio. I vantaggi nel passare a questo processo costruttivo e, in generale, cercare di migliorare sempre di più la miniaturizzazione sono molteplici, in particolare : migliore resa produttiva, minore consumo elettrico, maggior numero di transistor con conseguente aumento della potenza elaborativa. Per dare un'idea delle dimensioni di cui stiamo parlando si pensi che un capello è "grande" circa 80000 nm e il virus dell'HIV è circa 120 nm. Si tratta quindi di dimensioni difficilmente immaginabili se si pensa che il primo transistor risalente al 1947 era quello rappresentato nella figura sottostante.






Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Moorehttp://it.wikipedia.org/wiki/22_nm,
http://it.wikipedia.org/wiki/16_nm,
http://it.wikipedia.org/wiki/11_nm

mercoledì 9 novembre 2011

Nuovi processori NVIDIA quad core Tegra 3


Sono stati ufficialmente presentati i nuovi processori quad core NVIDIA per dispositivi mobili, i Tegra 3.
I nuovi processori dovrebbero garantire un minor consumo di batteria fino al 61%
HTC, Samsung, LG e Motorola dovrebbero utilizzare i nuovi processori nei loro dispositivi, cosi come l'ASUS nell'Eee Pad Transformer Prime.
I processori Tegra 3 sono più veloci dei Tegra 2 fino a cinque volte tanto e riescono anche a triplicare le capacità grafiche dei dispositivi grazie ad una nuova GPU con Stereo 3D.





Di seguito potete trovare dei video pubblicati da NVIDIA su YouTube.
Buona visione